l’ANPI e la TAV

6 04 2012

“ANPI e la Tav: nessuno pensi di tirarci per la giacchetta, non spetta alla nostra Associazione prendere posizione o esprimere giudizi di merito sull’ opera. Raccomandare il dialogo e condannare la violenza, questo è il nostro compito. Il nostro dovere.”

Questo in sintesi la posizione dell’Anpi espressa dal presidente nazionale, Carlo Smuraglia.

Che spiega: “Ancora una volta, c’è chi cerca di tirare per la giacca l’ANPI perché prenda una posizione “non ambigua” sulla vicenda della Tav, sul movimento no tav e sulla stessa democrazia. E’ curiosa, questa insistenza, quando si tratta di una materia su cui, in queste stesse colonne, ci siamo espressi in termini chiari e netti (ma forse anche qualcuno tra i nostri iscritti preferisce altre letture), che possono essere benissimo contestati, purché con argomenti seri e non contraddittori, sui quali si possa comunque discutere e confrontarsi”.

Ricorda ancora Smuraglia: “Nel numero 26 delle news (quello della settimana scorsa), parlando degli insulti al dott. Caselli, che trovo – come tanti altri – ingiustificabili e inammissibili, ho scritto che “non spetta all’ANPI prendere posizione, tanto meno dare un giudizio sull’opera su cui si stanno verificando contrasti e opposizioni, (la Tav), e decidere se essa si debba fare o meno. E ho aggiunto che ciò che l’ANPI può e deve dire è che da un lato il metodo migliore per sciogliere nodi così complessi è sempre  e comunque quello del dialogo e del confronto e dall’altro che in ogni caso la violenza va sempre respinta, in qualunque forma (verbale o fisica) essa sia espressa”.
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Per un governo di rigore e di equità

6 04 2012

Pubblichiamo di seguito un’interessante relazione del presidente dell’Anpi, Carlo Smuraglia, al Consiglio nazionale svoltosi il 31 marzo e il 1° aprile; come analisi e riflessione per la situazione attuale e per la vita dell’associazione.

Sommario: 1. Premessa – 2. La situazione politica: a) la situazione interna e il Governo “tecnico”; b) questione morale e questione politica; c) la situazione internazionale; d) i cittadini. 3. Ruolo e iniziativa dell’ANPI. 4) Tutto bene, dunque? Un quadro variegato e complesso (tesseramento, militanza, comunicazione; la “memoria”, la questione della “memoria condivisa”, le donne, i giovani, le generazioni intermedie). 5) L’orientamento e l’identità dell’ANPI. 6) Il metodo e i comportamenti, nella vita dell’ANPI. 7) Conclusioni.
Anzitutto consentitemi un saluto affettuoso a tutti gli intervenuti. È la prima volta che si riunisce il Consiglio Nazionale, nella nuova composizione decisa dal Congresso; ed è la prima volta che si riunisce comunque, dopo il Congresso.
Un saluto particolarmente caldo va alla Presidenza onoraria, che oggi è qui riunita per partecipare al dibattito ed alla quale, per la sua composizione e per la peculiare storia personale di ciascuno dei suoi componenti, è dovuto il più profondo rispetto e il più affettuoso senso di fraternità e vicinanza.
Fa piacere incontrarci in tanti, per discutere e confrontarci in una fase particolarmente complessa della vita nazionale; io credo molto nella partecipazione e nella discussione, nella forma più libera, anche se abbiamo dovuto stabilire alcune regole, col consenso di tutti, perché questa è pur sempre un’Assemblea e non un incontro occasionale fra iscritti; un’assemblea che completa, in un certo senso, il quadro che abbiamo già cercato di delineare col Congresso e dopo, in una direzione di maggiore equilibrio non solo territoriale ma anche di genere.

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Sostegno dell’ANPI ai lavoratori in Sciopero il 6 Settembre

3 09 2011

L’ANPI, nel denunciare l’iniquità di una manovra finanziaria che comprime pesantemente i diritti del lavoro, manifesta il proprio sostegno allo sciopero indetto dalla CGIL per il 6 settembre prossimo. Occorre un no unitario e responsabile a provvedimenti che, lontano dal risolvere efficacemente la crisi che attraversa il Paese, producono come unico risultato l’aggravamento delle già precarie condizioni di lavoro di tanti italiani.

Resta fermo per l’ANPI, in ogni caso, l’obbiettivo imprescindibile dell’unità sindacale, particolarmente importante e decisiva in momenti così difficili per la vita del Paese.

IL COMITATO NAZIONALE ANPI





GIU’ LE MANI DAL 25 APRILE!

22 08 2011

La proposta di abolizione delle festività laiche del 25 Aprile, 1 Maggio e 2 Giugno, contenuta nel decreto all’esame del Parlamento, è un atto di arroganza politica e di scempiaggine culturale.

Non avrà alcun effetto positivo sull’economia del Paese, che avrebbe bisogno di ben altre e più coraggiose misure, ma in compenso servirà a condurre con altri mezzi la battaglia che questa maggioranza e questo governo stanno conducendo da tempo per cancellare la nostra storia recente, scritta nella Carta Costituzionale e che trae origine dall’antifascismo e dalla Resistenza.

Il 25 Aprile è la festa della nuova Italia, della Liberazione dal nazifascismo, ha lo stesso valore simbolico del 14 luglio dei francesi, che pur avendo avuto nella loro storia tanti governi di destra, non si sono mai sognati di mettere in discussione quella data. Il 2 Giugno è la festa della Repubblica, è la nascita dello Stato in cui oggi viviamo e infine il 1 Maggio i lavoratori lo festeggiavano, di nascosto e con grande pericolo, anche durante il regime fascista. Figurarsi se oggi ci rinunceranno perché lo chiedono personaggi ormai da operetta come Berlusconi, Bossi e Tremonti.

Dunque quella proposta non avrà nessun effetto, perché l’ANPI assieme a tutte le forze politiche e sociali che lo vorranno, continuerà a festeggiare il 25 Aprile proprio il 25 Aprile, il 2 Giugno proprio il 2 Giugno e darà tutto l’appoggio possibile ai sindacati per festeggiare il 1 Maggio proprio il 1 Maggio. Bene allora la raccolta di firme lanciata dal PD, benissimo la levata di scudi del sindaco Mangialardi che si è detto pronto a festeggiare il prossimo 25 Aprile proprio il 25 Aprile.

Siamo certi che tantissimi cittadini, di ogni orientamento politico e culturale, di ogni estrazione sociale, saranno con noi nelle piazze nei giorni giusti, con più entusiasmo che mai.





“Nelle scuole libri di testo comunisti”

14 04 2011

Questa volta l’attacco è rivolto ai libri di storia, con la proposta di istituire una commissione parlamentare per esaminare i libri di testo ed eventualmente imporne il ritiro dal commercio. La destra italiana non è nuova a tentativi di attaccare la pubblica istruzione, soprattutto quando insegna la storia recente. A detta dei deputati della pdl capitanati da Gabriella Carlucci i testi scolastici incriminati sarebbero strumenti di indottrinamento e propaganda elettorale antiberlusconiana. Come dire che lo studio scientifico della storia è incompatibile con l’imposizione di un’unica opinione che la propaganda berlusconiana vorrebbe.

Ci sentiamo in ogni caso in dovere di ricordare che la proposta ricorda fin troppo la censura fascista e che la Costituzione garantisce libertà e autonomia all’insegnamento. Questo è ciò che rende la scuola pubblica libera, altrimenti è scuola di regime.








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